Gilles Deleuze
Sono gli eventi che rendono possibile il linguaggio. Ma rendere possibile non significa far cominciare. Si comincia nell’ordine della parola, non in quello del linguaggio, in cui tutto deve essere dato simultaneamente, in un colpo unico. Vi è sempre qualcuno che comincia a parlare; colui che parla è il manifestante; ciò di cui si parla è il designato; ciò che si dice sono le significazioni. L’evento non è nulla di tutto ciò: non parla più di quanto se ne parli o di quanto se ne dica. E nondimeno appartiene strettamente al linguaggio, lo frequenta al punto da non esistere fuori delle proposizioni che lo esprimono. Ma non si confonde con esse, l’espresso non si confonde con l’espressione. Non preesiste a quest’ultima, ma preinsiste ad essa, così dà ad essa fondamento e condizione. Rendere possibile il linguaggio significa questo: fare in modo che i suoni non si confondano con le qualità sonore delle cose, con il rumore dei corpi, con le loro azioni e passioni. Ciò che rende il linguaggio possiblie è ciò che separa i suoni dai corpi e li organizza in proposizioni e li rende liberi per la funzione espressiva. È sempre una bocca che parla, ma il suono ha cessato di essere il rumore del corpo che mangia, pura oralità, per diventare la manifestazione di un soggetto che si esprime.
[Ventiseiesima serie, Sul Linguaggio da Logica del senso]