l soggetto di Hunger Games rimanda istintivamente a Battle Royale; in realtà il film di Fukusaku è più espressamente ludico, e la follia nipponica stempera i messaggi politici nella proposizione di una violenza coreografica e chiusa, che trova la sua forza nella mancanza di spiegazioni. Sono altre le opere più vicine nel senso, come Non Lasciarmi, che detiene il primato di coerenza nella raffigurazione dell’accettazione ineluttabile del proprio ruolo sociale, e Sky Crawlers, dove il sacrificio di pochi per esorcizzare la guerra e le colpe degli spettatori sono raffigurate con simile forza glaciale. Il tema di una sovrastruttura sociale concepita per integrare il singolo in un corpo che impone alle proprie parti funzioni e destinazione, sembra ricorrente in questi anni. In tutte le occasioni il vero oggetto della messa in scena non si trova nel gruppo oppresso, ma nello sguardo esterno che costringe ad accettare il proprio ruolo. Il concetto è espresso con forza anche nei primi due episodi della miniserie Black Mirror, mentre un film come Dogtooth (chissà se riusciremo mai a vedere Alps) rinchiude tutto all’interno di patologie familiari. — Iosif su SlowFilm
cose di piangere - Lucio Dalla (BolognaCult) -
”[…], ritrovandolo su Facebook, qualche settimana fa, quando un amico ti gira Futura e scherzando lo propone come nome per tua figlia. O ancora sorprendersi a seguire in tv la serata Dalla De Gregori; perché qualcuno li ha scritti, quei pezzi e quelle melodie che non sono più brani musicali, ma sensazioni che hanno attraversato i nostri decenni e le nostre vite.”
mamma mi portava a scuola, mamma mi veniva a riprendere a casa di nonno. mamma mi portava a danza e a scuola di musica. mamma mi portava a comprare le cose che mi servivano, mi veniva a prendere a casa delle amichette o nel vicolo o in piazza se giocavamo all’aperto. mamma mi chiedeva che hai fatto a scuola, mamma si accorgeva se avevo la febbre guardandomi la facciafaccia “questa faccia non è sincera” diceva, voleva dire che avevo la febbre. poi mi metteva la mano sulla fronte, poi ci metteva le labbra, mi dava un bacio e sentenziava la temperatura. mamma mi faceva l’aranciata. mamma rispondeva alle mie domande. mamma diceva mettiti la giacca quando esci. mamma prendeva l’iniziativa di occuparsi di me. e pure per le mie amichette era così. era la mamma che pensava a noi. o almeno così credevamo. i padri stavano lì, vedevano la partita, e poi prendevano il telecomando e mettevano sul primo la sera alle 8 mentre tu ti stavi guardando i puffi. ci chiedevano di prendere il formaggio nel frigo la sera a cena, di andare all’edicola a comprare il giornale, ci prendevano la mano per attraversare la strada pure se non passavano le macchine, ci portavano a napoli all’Edenlandia per il compleanno, andavano in farmacia a comprare il vics vaporub se avevamo il naso chiuso, ma glielo diceva mamma, non la prendevano l’iniziativa. —
ed è ancora così.
(via impedita)
(via iosonotremenda)
Le polemiche sul trucco di Di Caprio e l’idea che Eastwood abbia espresso attraverso alcune frasi del protagonista le sue debolezze reazionarie, bisogna infine dirlo, sono pura fuffa — J. Edgar (Clint Eastwood 2011) | SlowFilm (via plettrude)
(via plettrude)
Al piccolo trotto arriverà anche in Italia, il 17 febbraio, l’ultimo film di Steven Spielberg. Sei nomination agli Oscar (fra cui Miglior Film), War Horse si pone sulla linea ideale dei precedenti Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo e Tin Tin - il segreto dell’Unicorno. Che è una linea, a modo suo, curiosa. Spielberg, infatti, ha contribuito negli anni ’70 a rivoluzionare e ridefinire il cinema d’azione, e in generale mainstream, mentre gli ultimi titoli sembrano recuperare un’idea di intrattenimento che recupera l’innocenza “classica”, qualcosa tra i film Disney degli anni ’60 e le trasposizioni di romanzoni d’avventura come Zanna Bianca e Il Richiamo della Foresta. Cinema d’altri tempi, per dirla con una frase fatta. — Anteprima di War Horse, su BolognaCult
sembra tornarmi la voglia di scrivere. ho persino importato il vecchio blog su wordpress. che giace in attesa di formattazione. ottima scusa, non credete?
no, è che a volte non si può fare a meno del reblog.
uds, Rompersi il cazzo agli stop:
per combattere la crisi, aiutati anche dalle liberalizzazioni di monti, io propongo di fondare una società per aggredire il mercato, soddisfare il consumatore, guadagnare i miliardi di won, spendere tutto in unicum ma poter poi dire di aver vissuto.
a giudicare dal tumblr, vero strumento per capire voi giovani, le cose che attirano il dinamico consumatore moderno sono essenzialmente:
-le robe zozze
-le robe buffe
-le robe di tensione
-le serie televisivedopo una rapida ricerca sull’argomento, credo di aver ottenuto la soluzione. una serie televisiva zozza, ma buffa. geniale, lo so. praticamente la mia idea è quella di unire due dei filoni base dei film porni, che voi tutti del tumblr conoscerete: quello che caricano delle tipe su un furgone e ci fanno dell’amore dentro (dentro il furgone) (anche dentro le tipe, bon), e quello che c’è un buco nel muro attraverso il quale degli attori inseriscono il popparuolo, utilizzato in vari modi da attrici site dall’altra parte.
praticamente si fanno dei buchi nelle pareti del furgone, ad altezza popparuolo, si fa partire il furgone e degli attori ignudi corrono per tutto il tempo di lato, attaccati alla carrozzeria come meglio possono, con il membro infilato nei buchi, mentre all’interno si provvede all’utilizzo dello stesso. quindi abbiamo le robe zozze, le robe buffe perché un uomo ignudo e pallidiccio che corre di lato fa sempre ridere (‘culo’ fa sempre ridere di base), la tensione perché c’è l’effetto speed, che bon star dietro al furgone che corre, ma alla prima brusca frenata uno rischia che altro che sudori freddi, e la serie televisiva perché fare tutto questo senza riprenderlo non mi pare abbia molto senso.
direi che come collocazione potrebbe seguire, nella serata di raiuno, i simpatici drammi di don matteo, proseguendo un palinsesto all’insegna del sano divertimento per tutta la famiglia.
vaglierò con professionalità le vostre proposte di collaborazione e adesioni alla società. qui si fa il futuro, un ford transit alla volta.
[video]
non è proprio noia. è più voglia di un altro universo.
[video]